Giancarlo Tronchetti, agente FIFA: “I giocatori si costruiscono”

“Fenomeni ne nascono pochi, i giocatori si costruiscono”. Ha le idee chiare Giancarlo Tronchetti, agente FIFA che lavora nella Green Soccer Team, società fondata dall’ex calciatore professionista Vittorio Tosto e ufficialmente riconosciuta dal CONI, che si occupa di scouting nazionale e internazionale e di gestire la procura e i rapporti contrattuali dei giocatori. Dalla stagione 2021/2022, Tronchetti entra a far parte dello staff della Talent Academy: insieme a Vincenzo Catera, consulente di mercato per le società professionistiche, si occuperà di tutto quello che concerne i rapporti tra i giocatori e il calcio professionistico, dai provini ai contratti.

Giancarlo, raccontaci come è iniziata la tua collaborazione con la Talent Academy.
“Ho conosciuto Vincenzo Catera 10 anni fa, abbiamo fatto insieme lo scouting del Barletta calcio, che allora militava in serie C. Da lì è nata un’amicizia vera e abbiamo iniziato a collaborare nella gestione di alcuni giovani giocatori. Lui ha giocato a buoni livelli e capisce il calcio come pochi, io ho girato il mondo con questo lavoro – Africa, Asia, Europa dell’est – ho visto migliaia di partite e conosciuto tante metodologie di lavoro. Entrambi, con percorsi diversi, ci siamo fatti un’esperienza sul campo che ci permette di riconoscere i ragazzi che possono fare un percorso di crescita”.

Cosa intendi per percorso di crescita?
“I giocatori si costruiscono. Di campioni ce n’è uno ogni morte di Papa, di fenomeni ne nascono pochi. Tutti gli altri, la stragrande maggioranza, sono giocatori che si costruiscono anno dopo anno, allenatore dopo allenatore, categoria dopo categoria. I ragazzi che escono dalla Primavera devono fare un percorso, serie C, serie B, quasi nessuno è subito pronto per la serie A. È come andare a scuola, si impara e si cresce con un percorso lungo”.

In tutto questo, qual è il ruolo del procuratore?
“Da ragazzi bisogna trovare l’ambiente giusto, a 14 o 16 anni c’è il vincolo da firmare, ma è fondamentale scegliere le società che lavorano bene, perché a tante non interessa curare il settore giovanile: per esempio, dall’Atalanta o dall’Empoli escono tanti giocatori perché lavorano bene. Il ruolo del procuratore è importante in questa fase, ma è fondamentale quando si esce dal settore giovanile. Mi spiego: neanche i giocatori che escono dalla Primavera della Juventus, come dicevo, sono pronti per giocare nelle Prime squadre, per questo hanno fatto l’Under 23. Bisogna seguire un percorso, che parte da società più piccole e arriva in quelle più grandi: è più facile esordire in serie A con l’Empoli che con la Juventus, poi magari alla Juve ci arrivi se cresci nel modo giusto. Ma anche nelle realtà più piccole, di serie C, devi conoscere le società: il Pontedera dà spazio ai giovani, che sia per scelta o per necessità. Che so, il Padova che vuole salire invece punta su giocatori esperti, di sicuro affidamento, e non sulle scommesse”.

Riprendo una tua frase, “puntare sui giovani per scelta o per necessità”. La crisi economica che sta vivendo il calcio, paradossalmente, potrebbe favorire i giovani.
“Zeman ha fatto giocare Totti e tanti altri quando non li conosceva nessuno perché credeva nei giovani: Insigne giocava a Cava dei Tirreni, Immobile non aveva visto il campo a Siena, con Conte allenatore, lui li ha lanciati a Pescara perché era uno dei pochi che non guardava la carta di identità. Purtroppo ormai è una rarità, perché anche nei settori giovanili cacciano gli allenatori che non vincono, eppure il loro compito dovrebbe essere quello di costruire giocatori, farli migliorare. Tutto questo per dire che bisogna trovare il posto giusto per valorizzare i giovani, che sia per scelta o per necessità economica poco cambia. Un mio amico direttore sportivo diceva: con me i giovani giocano perché all’allenatore dò solo giovani…”

Come si svilupperà la collaborazione con la Talent Academy?
“Insieme a Vincenzo Catera e allo staff, cercheremo di costruire il percorso giusto per ogni ragazzo, ognuno secondo le sue possibilità e i suoi obiettivi. Questo è il mio compito, trovare la situazione ottimale per ciascun giocatore”.

In base alla tua esperienza, cosa serve per emergere nel calcio di oggi?
“Gli aspetti fondamentali sono tre. Primo, quello psicologico e mentale: servono serietà, volontà, determinazione, in una parola intelligenza. Secondo, tecnica e qualità. Terzo la fisicità, perché senza forza esplosiva oggi non emergi: magari salti l’uomo ma ti riprendono, se non hai lo strappo nella corsa, la forza esplosiva. Che non vuol dire solo la statura, a parte certi ruoli come il portiere o il difensore centrale. Ripeto, servono tutti e tre questi elementi: se ne manca uno, non giochi a certi livelli”.

I più forti giocatori che hai gestito?
“Giovanni Di Lorenzo, senza dubbio. Costruito e portato fino al Napoli. Tra quelli che gestisco oggi, Marco Olivieri si farà: giovanili nella Juve, quest’anno in serie B a Empoli ha fatto 6 gol, senza essere sempre titolare, un’ottima annata. Può arrivare tranquillamente in serie A”.

E di quelli che gestisci con Catera?
“Quest’anno è andato molto bene Mattia Pretato, al Pontedera in serie C ha fatto 10 partite da titolare e altre presenze, tanta roba per un 2002, infatti ha tre anni di contratto. È un difensore intelligente, ha tempismo e senso della posizione, con qualche chilo di muscoli può emergere e salire ancora di categoria”.

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